lunedì 12 novembre 2007

Calcio e violenza


Quello che si sta verificando in questi giorni, notizie che intrecciano e fondono insieme, purtroppo, ancora una volta, calcio e violenza, sono lo specchio di una realtà multiforme, dove non è più facile distinguere la sportiva essenza del calcio dal pretesto di utilizzare quest'ultimo come strumento e motivo di conflitto. Il ragazzo ucciso per sbaglio è chiaramente una vittima, come lo sono le forze dell'ordine aggredite durante la notte a Roma...cosa centra il calcio in tutto questo?
Trovo interessante il commento di Gianni Mura, apparso sulla Repubblica, che riporto di seguito:
"Ho pensato con tristezza all'educazione emotiva che Umberto Galimberti vorrebbe nelle scuole. Ce ne sarebbe un gran bisogno, e non solo per quanto riguarda il calcio. Tra le tante immagini sui vari canali, una m'è rimasta più impressa. Un tifoso dell'Inter dei tanti davanti alla sede Rai, in corso Sempione, che grida a un poliziotto impassibile dietro lo scudo: "Ma che uomo sei, che spari in testa a un ragazzo?". E m'è venuta in mente la storia del lupo e dell'agnello, dell'acqua del ruscello sporcata da chi stava a valle, e della frase del lupo: se non sei stato tu è stato tuo fratello, o tuo padre, o qualcuno dei tuoi. Uno si prende le colpe di tutti, se non c'è educazione emotiva, sia egli poliziotto, romeno, giornalista, zingaro o ultrà.

E si continua a respirare quest'aria brutta, da giustizia sommaria, da spedizione punitiva, da assalto alle caserme, da irruzione al Coni, da auto in fiamme, da sassi in mano. Se esiste (ed esiste) un'emergenza calcio, è strettamente collegata a un'emergenza Italia che non è piacevole evocare né ammettere. Un Paese in cui sembra quasi impossibile fare distinzioni elementari, in cui (stando al tifo violento) ci si è cullati col modello inglese, la Thatcher e via dicendo, ma senza leggi adeguate, in cui per anni il delinquente che tifa e il tifoso che delinque sono stati incoraggiati a prosperare, e comunque sarà chiaro che la sola repressione non può dare buoni frutti".

1 commento:

tato ha detto...

Dov'è lo sport in tutto questo? Si è perso il significato di sport: alla violenza si risponde con la violenza.
Già si sbaglia quando si parla di "ultras":tifoso di una squadra di calcio, inserito in un gruppo organizzato, che l’eccessivo fanatismo può portare ad atti di violenza e vandalismo nei confronti dei sostenitori della squadra avversaria. Nello sport dovrebbero essere ammessi solo i tifosi con la "T".
Mi chidevo: ma gli altri paesi europei, vedi Germania e Inghilterra, che fino a qualche anno fa erano in una situazione peggiore della nostra, come hanno fatto a risolvere i problemi di violenza delle tifoserie?

PS: Complimenti per il titolo del blog.....