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venerdì 14 dicembre 2007

Abolita la pena di morte nel New Jersey


Il New Jersey ha abolito la pena di morte diventando il primo stato americano che ha soppresso la pena capitale per legge da quando venne ripristinata nel 1976 dalla Corte Suprema.

La maggioranza democratica dell'Assemblea locale ha votato a favore del provvedimento che è passato con 44 sì e solo 36 voti contrari. Perché il bando diventi effettivo manca ancora la ratifica del governatore democratico Jon Corzine, un abolizionsita convinto che ha già detto che la firmerà.

Lunedì la messa al bando del boia era stata approvata dal Senato. Il voto di oggi è simbolico: il New Jersey non metteva a morte nessuno dal 1963. Lo stato diventa così il 14esimo negli Usa che non ha la pena capitale in un momento in cui anche in America è in atto un ripensamento sulla 'morte di stato'. Anche negli altri stati che la prevedono - 37 - da settembre vige un regime di moratoria di fatto delle esecuzioni, da quando la Corte Suprema ha certificato l'incostituzionalità del sistema dell'iniezione letale, l'unico ormai in vigore tranne che in Nebraska.

L'effetto di quella che è una giornata storica per gli oppositori della pena di morte è quello di dare ancora più dinamismo al movimento che si batte negli Stati Uniti per ottenere l'eliminazione totale del boia.

La Corte Suprema ascolterà il mese prossimo le due parti nella vertenza legale che potrebbe portare ad una sentenza ancora più importante, dovendo decidere sulla legalità delle iniezioni letali.

E la prossima settimana sarà l'Assemblea Generale dell'Onu a votare, il 18 dicembre, sulla proposta di moratoria sulla pena di morte promossa dall'Italia e giunta adesso al traguardo finale.

Tutti segnali che mostrano come il partito degli avversari della pena di morte stia diventando ormai maggioritario sia a livello internazionale sia in un paese come gli Stati Uniti dove solo 13 stati non avevano finora le pena di morte nei loro ordinamenti.

La moratoria di fatto sulle esecuzioni negli Usa ha bloccato a 42 il numero delle vittime del boia quest'anno negli Stati Uniti. E in New Jersey, gli otto detenuti nel braccio della morte vedranno ora trasformata la loro pena in ergastolo.

mercoledì 28 novembre 2007

Allarme clima dall'ONU: ultimo rapporto UNDP


Ridurre dell'80% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. Investire annualmente almeno 86 miliardi di dollari entro il 2015 in iniziative di adattamento delle infrastrutture e a tutela della popolazione povera a rischio per gli effetti del cambiamento climatico. Popolazione a rischio che già adesso ammonta a un miliardo di persone. E infine tassare le emissioni di anidride carbonica (Co2).

Sono queste le tre principali misure contenute nel rapporto dell'Undp (Il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) in vista della conferenza di Bali (3-14 dicembre) che dovrà negoziare l'accordo che darà seguito all'attuale Protocollo di Kyoto.

IL RAPPORTO - Il Rapporto sullo sviluppo umano 2007/2008, intitolato «Resistere al cambiamento climatico», fa notare che la maggioranza dei paesi Ocse è in ritardo rispetto agli impegni assunti. Sottolinea inoltre la discrepanza tra gli obiettivi fissati a livello politico per ridurre le emissioni di gas serra e le politiche energetiche attuali in molti paesi dell'Unione europea. Gli autori sostengono che i paesi ricchi stanno alimentando una crisi del debito ecologico che si ripercuoterà nel modo più immediato e profondo sui poveri del mondo.
Secondo il rapporto, mutamenti pericolosi del clima «saranno inevitabili» nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. Per questo i cambiamenti climatici «impongono all'umanità scelte sostanziali» e per evitare «rischi catastrofici» si può «solo» scegliere di «intervenire con urgenza» ma la «consapevolezza di questa urgenza al momento manca». Tra le novità del Rapporto, la proposta di istituire un fondo ad hoc di 25-50 miliardi di dollari l'anno per le energie sostenibili.

Ecco secondo il rapporto i principali effetti dei cambiamenti climatici:

POPOLAZIONI IN PERICOLO - Quasi un miliardo le persone che già oggi rischiano eventi catastrofici: 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccità, 2,3 milioni a frane. L'approccio attuale all'emergenza clima sarà cruciale per il 40% più povero, cioè circa 2,6 miliardi di persone. Per dare un'idea delle proporzioni, nei Paesi Ocse le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato è di 1 su 19.

SALUTE - La diffusione delle principali malattie mortali potrebbe aumentare come la malaria, che già causa circa un milione di decessi all'anno e potrebbe colpire altri 220-400 milioni di persone. Inoltre l'espansione della febbre di dengue potrebbe aumentare le persone a rischio da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi entro il 2080.

SICUREZZA ALIMENTARE - La malnutrizione potrebbe colpire 600 milioni entro il 2080.

ECOSISTEMI - Metà dei sistemi di barriere coralline è soggetto allo sbiancamento e i ghiacci si stanno sciogliendo, specie nella regione artica. Con un aumento delle temperature così veloce piante e animali sono in pericolo: se il pianeta dovesse scaldarsi di 3 gradi, il 20-30% delle specie terrestri sarebbe a rischio estinzione.

Ecco invece le possibili contromisure contenute nel rapporto:

OBIETTIVI - Riduzione di gas serra di almeno l'80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30% entro il 2020 per i paesi ricchi (in linea con quanto deciso dall'Unione europea); riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo.

EMISSION-TAX - Tassazione delle emissioni a un livello di 10-20 dollari per tonnellata di Co2 nel 2010 con incrementi annuali fino alla quota di 60-100 dollari per tonnellata di Co2. L' adozione di sistemi di contenimento di scambio di quote di emissioni che riducano del 20-30% le emissioni di Co2 entro il 2020: il 90-100 per cento dei permessi deve essere scambiato entro il 2015.

ADATTAMENTO - Servono finanziamenti «nuovi e aggiuntivi» pari ad almeno 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015.

FONDO MITIGAZIONE - Creazione di un Fondo mitigazione cambiamenti climatici (Ccmf) dell'ammontare di 25-50 miliardi di dollari l'anno per investimenti in energie a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo.

MIX ENERGETICO - Per l'Onu il nucleare avrà un ruolo importante ma non sarà la soluzione. Il 20% di rinnovabili fissato dall'Ue per l'elettricità «è realizzabile». Importanti i capitoli efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni

POST-KYOTO - Giungere a un accordo internazionale vincolante che comprenda i paesi in via di sviluppo e dove i paesi industrializzati assumano un ruolo guida.